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In vista del G8, l'Aquila come New Orleans: i fondi pubblici stanziati per fronteggiare l'emergenza, e garantire l'assistenza e la ricostruzione, serviranno a far “ripartire” solo ciò che è funzionale al sistema
È la dottrina della shock economy: in nome del ritorno alla normalità, anche piccole aziende biologiche e cooperative di produzione e consumo diventano anticorpi economici, sociali e culturali da debellare.
Intanto, il territorio è sotto scacco: il post-terremoto è un'invasione di cemento che premia l'interesse di pochi proprietari terrieri, mentre i cantieri già aperti prima del 6 aprile restano fermi.

La dottrina della shock economy arriva in Italia: la ricostruzione post-terremoto, in Abruzzo, minaccia l'economia locale. Anche se i problemi dell'aquilano precedono il sisma del 6 aprile, oggi si sentono di più: è scomparsa la città de L’Aquila, il mercato di riferimento di una micro-economia fatta di cooperative agricole, produttori biologici, mercati locali, esperienze di accoglienza diffusa nei Parchi nazionali.
Esperienze “visionarie”, lette però come “retroguardia” dalle istituzioni che non fanno niente per farla ripartire.

Circa 50mila persone restano sfollate, nelle tendopoli o presso hotel della costa, mentre Governo e Protezione civile pensano solo al Piano “C.a.s.e.”, una ventina di nuovi quartieri di condomini per 13mila abitanti.
Un favore a chi aveva comprato quei terreni, classificati come “agricoli”, e oggi se li vede espropriare come “edificabili”.
La gente resta nelle tende, mentre le case sfitte (almeno 3mila, secondo l'Associazione dei costruttori locali) restano sfitte, e i cantieri aperti prima del 6 aprile fermi.
È il frutto di scelte dall'alto, che non valutano le esigenze degli aquilani: tornare nella loro città, diventata una “zona rossa”.

L’inchiesta è dedicata alla corsa all’appalto: una manciata di aziende si spartiscono il mercato delle opere pubbliche italiane. Nel 2007, il bilancio complessivo delle 50 maggiori società italiane di costruzioni era 19 miliardi di euro.

Le prime 10, da sole, coprono metà del giro d’affari, e invece di farsi concorrenza lavorano assieme in associazioni temporanee d’impresa o consorzi, come nel caso della Tav, del Mose di Venezia, del Ponte sullo Stretto, della Salerno-Reggio Calabria, impedendo di fatto l’ingresso di imprese straniere. Radiografia di un settore che non conosce crisi, con schede dedicate ai 6 “campioni” del settore costruzioni in Italia.

Un’intervista esclusiva con Nicola Gratteri: procuratore aggiunto a Reggio Calabria, combatte la ‘ndrangheta da oltre vent’anni e -spiega- “contro la criminalità organizzata serve più carcere”. Servono peno più dure per i reati tipici di mafia, camorra e ‘ndrangheta, senza rito abbreviato né benefici dopo la condanna. Una tesi “politicamente scorretta”.

E, ancora, un reportage dal Sudafrica: anche la locomotiva del continente africano, che aspetta i Mondiali di calcio del 2010, fa i conti con la crisi economica, complice una classe politica non all’altezza dei leader post-apartheid. Un approfondimento sull’Islanda, dove la ripresa dopo la bancarotta dell’autunno 2008 è affidata alle donne: una risposta di genere.

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