Negli ultimi mesi mi lascia basito tutto il vociare intorno alle dolcissime signorine che pare stiano affollando il Parlamento europeo. Non solo quelle italiane, c'è anche una rumena figlia di non so chi che si chiama chissà come, di cui però ricordo le fattezze in maniera molto precisa.Quello che mi stupisce non sono loro, ma i coretti indignati di chi grida allo scandalo, alla corruzione morale del Paese e alla fine dei tempi imminente.
Ok, ora mi spiego, ma devo prenderla un po' da lontano.
Allora, fino ad oggi il parlamentare modello era uno solo (destra, sinistra, centro poco importa) e lo si può riconoscere come tipo umano abbastanza precocemente.
Se andate ai tempi della scuola (parlo dei licei, credo che per gli istituti tecnici le cose fossero diverse, ma non ci metto la mano sul fuoco) e cercate di ricordare i vostri compagni, di sicuro rammenterete i diversi caratteri. In ogni classe c'erano un paio di semi-geni, un paio di belle ragazze, un paio di delinquenti, un paio di questo e un paio di quello. Ognuno con le sue qualità, ognuno coi suoi difetti. Se avevate bisogno della versione di latino, andavate da uno dei due geni. Se avevate bisogno di fumo, andavate dal delinquente. Se avevate bisogno di compagnia, sapevate da chi andare.
Tra tutti questi, ce n'era sempre uno che non serviva a niente. Non era intelligente, non era stupido, non andava bene, non andava male, non era simpatico, non era antipatico. Era il nulla, il vuoto, lo spazio intergalattico condensato due banchi più in là. Un uomo senza qualità, che però – come tutti noi – aveva bisogno di fare qualcosa, di dedicarsi ad uno scopo. Essendo incapace di fare alcunché, diventava rappresentante di classe.
Trovata la sua missione e rimanendo a contatto tutto il tempo con Cicerone e tromboni vari, già intorno ai 15 anni comincia ad assorbire l'idea che vero uomo è il cittadino che non lavora ma si dedica alla politica. Automatica scatta l'iscrizione al ramo giovanile di un partito istituzionale. Di qui la strada è segnata. Da rappresentate di classe può passare di grado e diventare rappresentate della Consulta provinciale (ed eventualmente fare carriera al suo interno e diventarne Presidente) oppure la strada maestra è quella del rappresentate d'Istituto.
Finito il liceo e raggiunta la maggiore età, egli si convince che la sua strada è la politica. Passa quindi al partito degli adulti ed inizia lentamente a strisciare verso l'alto lungo la tortuosa scala gerarchica. Nel 99% dei casi si iscrive all'università, ad una facoltà del tutto inutile che non insegna niente, in forza del sillogismo appreso al liceo secondo cui il vero cittadino non lavora ma si dedica alla politica, se non lavori vuol dire che stai facendo politica, quindi se studio per non lavorare mi sto mettendo al servizio della comunità.
Da qui in poi l'unica abilità richiestagli è quella di tacere e fare quello che gli viene detto. Finita l'università (in un tempo doppio rispetto al normale, perché lui studia per imparare), il poveretto capisce di non avere alcuna possibilità di mettere insieme il pranzo con la cena, a meno di non mettersi a completo servizio del partito (naturalmente incolperà di questo la globalizzazione, il capitale, i sindacati, i pensionati e Topo Gigio e giammai prenderà atto che nessuno lo vuole perché non sa far niente).
Ora, la maggior parte di questi personaggi si accontenta di poco: un lavoretto in Comune garantito dal partito, magari qualche breve esperienza da Consigliere comunale, un posto nel consiglio di amministrazione di qualche società posseduta dal Comune, consulenze per il sindaco del Comune a fianco. Niente di che, il giusto per arrivare a vivere con serenità senza lavorare.
Alcuni però puntano più in alto. Da consigliere comunale vedi quanto bene se la passano quelli provinciali. Una volta divenuto consigliere provinciale capisci che quelli regionali se la passano ancora meglio. Quando sei consigliere regionale, scopri cosa vuol dire uno stipendio da parlamentare e alla fine ce la fai e il partito ti mette lì, in quella posizione della lista che ti assicura il posto a Roma o a Brussel, se ti comporti bene fino alla fine.
Come si vede, arrivare fino al Parlamento (nazionale od europeo) non è una cosa facile. Richiede anni di sacrifici, centinaia di ore di assemblee e consigli, la conoscenza di migliaia di persone, la creazione di una rete di amicizie, la distribuzione di favori, l'elargizione di promesse.
E' tuttavia evidente come questo processo sia del tutto irrazionale e incredibilmente poco efficace: sono necessari anni di formazione ed un elevato dispendio economico per addestrare una persona a premere un pulsante su ordine altrui. Razionalmente, siamo di fronte al lavoro meno qualificato presente nel mondo civilizzato. Qualsiasi primate, odontoceta o canide può essere addestrato alla medesima mansione, in molto meno tempo e con risorse economiche inferiori.
Era quindi prevedibile che qualcuno, di fronte ad uno stipendio altissimo e ad un lavoro alla portata di tutti, trovasse un modo più breve ed economico per diventare onorevole.
Il ragionamento è molto semplice: io segretario di partito ho bisogno di avere molti parlamentari dalla mia parte, in modo da poter realizzare il mio progetto politico. Devo pertanto candidare persone che possano ottenere molti voti, ma non posso contare su una base disciplinata e motivata come succede agli eredi dei vecchi partiti, forte di una rete di relazioni e clientele tale da garantire la massa critica di voti e non ho né il tempo né i soldi per crearmela.
Quindi, posto che per svolgere la mansione di parlamentare non è necessaria alcuna abilità o conoscenza, l'unico parametro che sceglierò è la possibilità di attirare elettori, tanti e subito. Come faccio? Candido una donna giovane e bella, possibilmente scelta tra personaggi di terz'ordine del sottobosco che gravita intorno al mondo dello spettacolo: porterà voti perché conosciuta (io le facce delle veline me le ricordo tutte dal 1988 ad oggi, quella del mio sindaco attuale no) e una volta eletta farà esattamente quello che le dico, perché non ha idea di quello che sta facendo, non ci capisce niente e fino al giorno prima probabilmente non sapeva nemmeno che esistesse un parlamento europeo.
(Inciso: non è un caso che sia stato un imprenditore ad aprire la strada: chi è abituato a valutare razionalmente il bilancio costi/benefici e ad ottimizzare tempo e risorse in ragione di un fine preciso sarà sempre due passi avanti a chi intraprende una professione come all'epoca pre-industriale.)
Che differenza c'è tra una di queste giovani donne e un parlamentare? Nessuna: entrambi non sanno fare niente, entrambi non hanno intenzione di lavorare ed entrambi vogliono intascare per quattro anni uno stipendio mensile che supera il reddito annuale di un operaio o di una segretaria.
L'unica differenza è che il parlamentare tradizionale viene da un mondo che lo ha educato a sperperare inutilmente tempo e risorse per diventare parlamentare; ha assorbito malamente gli insegnamenti del liceo e gli esami dell'università e così a 50 anni (di cui 35 di militanza) è arrivato a sedere in parlamento.
La giovane donna invece più probabilmente viene da una realtà “vera”, dove il padre si è spaccato la schiena in fabbrica e la madre fa la parrucchiera, e non ha nessuna intenzione di fare la stessa fine. Educata nel libero mercato e alle sue durezze, cosciente che il suo unico capitale risiede nel fisico e nel sorriso, non spreca certo 35 anni ad inseguire chimere: 20000 euro al mese e viaggi in giro per il mondo gratis per dover premere un pulsante quando ti viene chiesto sono la miglior cosa cui possa aspirare e nemmeno l'escort più di lusso potrebbe sperare di prendere tanto (e comunque anche se intascasse così tanto sarebbe in cambio di prestazioni lavorative logoranti e socialmente non accettate).
E' naturale che ora tutti coloro che ruotano da anni attorno alla politica si accorgano che il terreno gli sta franando sotto i piedi. Se la lezione delle veline verrà accolta su larga scala, per queste persone sarà l'inizio della fine: parlamentari, giornalisti e intellettuali dovranno cercarsi di che vivere, scalzati da elementi freschi che lavorano per meno e con più entusiasmo (l'entusiasmo di chi sa che alla prossima legislazione potrebbe tornarsene da dove è venuto). E perdere il lavoro quando non si sa fare niente è un problema di ordine spicciolo, più ancora che politico.
Tuttavia non riesco a trovare lati particolarmente negativi. Cioè, non più di quelli che c'erano prima. A comandarci ci sarà una truppa di gente pagata per premere un gettone, solo che invece di essere dei grigi funzionari di partito sono delle avvenenti donne di spettacolo: alla fine dei conti, c'è un vantaggio netto in questo cambiamento.
Giorgio Mattiuzzo
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