In una "prova di vita" diffusa dalla congressista Piedad Córdoba, coordinatrice del gruppo dei "Colombiani per la Pace" e facilitatrice nel processo d´interscambio umanitario di prigionieri di guerra fra le FARC ed il governo, il caporale dell'Esercito colombiano Pablo Emilio Moncayo, in potere delle FARC da quasi 12 anni, ha chiesto con estrema determinazione al presidente Uribe di permettere la liberazione sua e degli altri prigionieri della guerriglia."Signor presidente Uribe, apra la porta perché voglio essere libero", ha affermato Moncayo in un video consegnato a Piedad Córdoba e diffuso giovedì 24 settembre.
Secondo quanto dichiarato da Moncayo, la sua condizione di prigioniero è dovuta alle trappole poste dal governo Uribe per evitare lo sviluppo dell'operazione umanitaria per la sua liberazione.
"Non è giusto che ci si neghi ancora il diritto di essere liberi [...] Bisogna smettere di disporre trappole sul cammino della liberazione mia e degli altri".
Nel video il caporale continua le sue dure accuse al governo: "abbiamo dato il prezioso tempo delle nostre vite con abnegazione e sacrificio, per ricevere in cambio l'ingratitudine e l'oblio" dal governo; Moncayo inoltre ha ringraziato Piedad Córdoba per il suo lavoro, così come gli sforzi del Presidente del Venezuela, Hugo Chávez, e di quello dell'Ecuador, Rafael Correa.
Pur affermando di non aver perso la speranza di ritornare sano e salvo a casa, il caporale ha spiegato che è stato testimone delle operazioni dell'Esercito colombiano che hanno messo in pericolo la sua vita negli ultimi cinque mesi, ovvero da quando le FARC hanno annunciato che avrebbero consegnato unilateralmente il militare come gesto di pace, così come avevano fatto all'inizio dell'anno liberando unilateralmente sei prigionieri di guerra.
Il caso di Moncayo ha ottenuto una certa risonanza nel paese, in seguito alla marcia organizzata tempo fa dal padre del caporale, che ha raccolto adesioni e solidarietà in tutta la Colombia; ma il narcopresidente Uribe ha basato la sua campagna elettorale sullo scontro frontale con il movimento insorgente colombiano, ed è disposto a qualunque bassezza pur di non conseguire la sconfitta politico-mediatica che deriverebbe dalla liberazione unilaterale dei prigionieri in mano alle FARC. I prigionieri di guerra ed i loro familiari lo sanno bene, e con le loro dichiarazioni pubbliche deplorano l'atteggiamento di un governo criminale che non si fa scrupoli nel mettere a repentaglio la vita dei prigionieri per ragioni di immagine.
Associaz. Nuova Colombia
www.nuovacolombia.net
