Di fatto, il governo non gli concede lo status di prigionieri politici perché nega l'esistenza del conflitto armato che perdura da oltre quarant'anni. Fino al 11 settembre 2001 il delitto di cui erano accusati era quello di ribellione; in seguito, sono stati qualificati come "terroristi", il che ha comportato un peggioramento delle condizioni di detenzione, privandoli di una reale possibilità di difesa.Sotto il governo di Uribe Vélez la politica della cosiddetta "Sicurezza Democratica", caratterizzata dal ricorso alla barbara pratica delle ricompense in cambio di delazioni, ha portato alle retate massive nelle città e nelle campagne, dove (per mezzo di segnalazioni di informatori incappucciati) gli effettivi della polizia, dell'esercito e del DAS (polizia politica) portano a termine numerose detenzioni spesso senza l'autorizzazione della magistratura; l'accusa è sempre la stessa, e cioè essere collaboratori o membri attivi delle organizzazioni guerrigliere.
Di fronte alla mancanza di prove, molti detenuti sono torturati affinché riconoscano e "confessino i propri delitti". Molte prigioniere politiche escono per partorire in un ospedale e tornano in carcere con i neonati, che devono condividere la prigione con le madri nelle condizioni igieniche e climatiche più avverse.
Le condizioni sanitarie in cui vivono i prigionieri sono subumane: spesso i detenuti muoiono in carcere per mancanza di assistenza medica, e a molti malati terminali si nega il diritto alle cure ed alle terapie.
Le condizioni di sovraffollamento rappresentano un tormento terribile per i detenuti; nella maggior parte dei casi le carceri contengono un numero di detenuti 5 o 6 volte superiore alla loro capienza (+500%). A titolo di confronto si consideri che in Italia, che patisce una grave situazione di sovraffollamento carcerario, i numeri parlano di 64.000 detenuti circa contro una capienza prevista di 43.000 persone, con un aumento percentuale (comunque grave) di circa il 50%.
Anche le condizioni climatiche sono terribili; molte carceri sono costruite in regioni dove la temperatura scende sotto lo zero e i detenuti devono lavarsi con acqua fredda; queste carceri non dispongono di un sistema di riscaldamento. Dove invece la temperatura arriva oltre i 30-34 C°, senza alcun sistema di ventilazione, con la poca acqua a disposizione il già menzionato sovraffollamento rende la vita semplicemente impossibile.
Gli oppositori sociali e politici al regime fascista colombiano, quando non sono freddati da sicari paramilitari e dall'esercito, finiscono in posti come quelli descritti; i massimi dirigenti politici al governo del paese, il narco-presidente Uribe in testa, colpevoli di delitti quali il terrorismo di stato, il narcotraffico internazionale, l'ingerenza nei paesi vicini a scopo di destabilizzazione, colpevoli di aver creato, sostenuto e sovvenzionato il paramilitarismo che imperversa nel paese, invece, tengono riunioni nelle lussuose sale istituzionali con i capi della criminalità organizzata, nella complice indifferenza della comunità internazionale.
Associaz. Nuova Colombia
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