
Per rendersi conto del declino inesorabile del nostro paese basterebbe solo prestare un po' di attenzione ai dibattiti e alle discussioni di questi giorni presenti sui giornali e in televisione.
A innescare il fuoco delle polemiche è stata questa volta la seconda puntata di “Vieni via con me”, la trasmissione condotta da Fabio Fazio e Roberto Saviano su Rai 2. Tralasciando qui la reazione spropositata del Ministro degli Interni Maroni, che se l'è presa con lo scrittore campano per aver raccontato l'inflitrazione delle mafie in Lombardia, a scagliarsi contro il programma ci ha pensato anche l'Avvenire.
Il quotidiano cattolico non ha digerito la “propaganda eutanasica” andata in onda, criticando i conduttori per aver dato voce alla moglie di Piergiorgio Welby, Mina, e a Beppino Englaro, il padre di Eluana, e definiti per questo come “profeti dell'eutanasia”. Nell'articolo, a firma del direttore Marco Tarquinio, l'obiettivo è rivolto all'utilizzo improprio della televisione pubblica “ pagata da tutti gli italiani (almeno quelli che versano il canone), eppure l'uso che ne fa, in compagnia dei suoi ospiti, e' di un salotto privato dal quale diffondere e inculcare quelli che ritiene 'valori' e 'principi di civilta' (e' suo diritto), ma che per la gran parte degli italiani sono disvalori gravissimi (e tener conto di questo e' invece suo preciso dovere)”.
È divertente e inquietante allo stesso tempo sentir parlare il giornale dei vescovi di tv pubblica pagata con i soldi di tutti, quando è proprio sulle spalle della collettività che si mantiene la lobby ultra-secolare e mondana, il Vaticano, da loro stessi rappresentata. 8 x 1000 ed esenzioni fiscali dicono forse qualcosa a questi signori?
Semmai, proprio perché pubblica, la Rai ha il diritto, se non il dovere, di fornire agli utenti un punto di vista laico, svincolato da qualsiasi logica religiosa e dare spazio a chi ha vissuto in prima persona, come parente, il dramma dell'eutanasia. Soprattutto a chi, come Mina Welby e Beppino Englaro, è stato vittima durante tutto il loro calvario di un vero e proprio massacro mediatico, lasciati alla mercé dei salotti televisivi infarciti di preti e soubrette, attaccati senza sosta dai politicanti cattolici e dai prelati di ogni specie che facevano a gara per accaparrarsi un microfono e denigrare Piergiorgio Welby e lo stesso Beppino, colpevoli solo di aver preso una decisione non conforme ai dogmi della dottrina cattolica.
L'acrimonia nei confronti di Welby si è poi tradotta dopo la sua morte nel fermo rifiuto di concedergli il funerale cattolico, come da lui stesso richiesto. Un rito accordato, invece, a personaggi del calibro di Francisco Franco (responsabile di 250.000 oppositori fucilati), Augusto Pinochet (condannato per crimini contro l'umanità) e al boss della banda della magliana Renatino De Pedis, sepolto nella basilica di San't Apollinare a Roma. Loro si che sono stati bravi cattolici in vita! Fatti reali, raccontati nel corso della puntata da Saviano e che hanno per questo indotto l'Avvenire a parlare di “Chiesa nel mirino”. Un piagnisteo ricorrente, inevitabile ogni qualvolta si tirinio in ballo fatti storici riguardanti la Chiesa e interpretati, chissà perché, come vilipendio del Cristianesimo.
Ora, mettendo da parte le questioni storiografiche e lo spinoso dibattito sull'Eutanasia, il punto su cui riflettere semmai è un altro e riguarda la difficoltà di larga parte dei settori cattolici di accettare e di rispettare il pensiero altrui. Le dure parole dell'editoriale hanno confermato una volta di più il modus vivendi e operandi con cui i vescovi tentano continuamente di imporre e non di proporre le loro opinioni, saggiamente spacciate da secoli per “verità”.
Una differenza non da poco che sfugge ancora oggi ai liberali più accaniti o ai finti laicisti che spopolano nel nostro paese. Ma d'altronde, non lo scopriamo certo oggi il senso dell'esistenza della Chiesa sulla terra, e cioè quello di evangelizzare le masse, di giungere all'omologazione dei cervelli.
La Chiesa non dialoga, finge.
Quando fa sentire la propria voce non è certo per alimentare il dibattito, ma per riportare la discussione nell'alveo del suo pensiero (non a caso si parla spesso di temi non negoziabili). Più che diffondere la parola di Dio, la Chiesa appare oggi preoccupata di allungare i suoi tentacoli su tutto ciò che è possibile, vivendo nel lusso, godendo di soldi pubblici e privilegi fiscali che le permettono di mantenersi in vita e di esercitare la propria influenza.
Andrea Leone
