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Tatuaggio di Anto Testa
Nel mondo dei tatuaggi Foggia ha sempre costituito un panorama statico e poco aperto ad evoluzioni ed influssi esterni, fortemente tradizionalista, ha assimilato una corrente culturale consolidatasi nel resto dell’Italia e del mondo nei decenni precedenti; tutto ciò ha portato ad una diffusione limitata prettamente ai generi canonici del tatuaggio mondiale quali sono il tribale ed il tradizionale americano.


Nel corso dell’ultimo anno, la realtà foggiana è stata scossa da un’ondata innovativa; questo accadimento porta un nome: Anto Testa, ventiduenne foggiano appassionato da sempre al disegno e all’arte in tutte le sue espressioni, sta facendo parlare di sè tramite i suoi recenti “pezzoni” di stampo realistico.
Ho avuto personalmente il piacere di rivolgere alcune domande ad Antonio e vi riporto un estratto delle sue risposte in questo articolo; buona lettura.

Come hai scoperto questa passione?

in realtà credo si tratti di una predisposizione genetica , sin da bambino ho trovato piacere nel semplice disegno su carta con penne o grafite, passione ereditata dai miei genitori e dalla mia nonna paterna prima di loro; di recente mi ha incuriosito questa nuova superficie (la pelle) poiché rappresenta il “punto di non ritorno”: non esiste spazio per dubbi, errori o ripensamenti; non ti è concesso tradire la fiducia di chi ha donato la sua pelle come tela per i tuoi pennelli.

La gente ha compreso subito il tuo stile o all’inizio sei stato costretto a scendere a compromessi?

Ovviamente non ho potuto fare da subito ciò che volevo divenisse il mio stile, senza una dovuta gavetta sarebbe stato un gesto presuntuoso ed improduttivo; ad oggi faccio esclusivamente ciò che mi rappresenta, non antepongo mai dei facili guadagni ai miei valori e per questo motivo ad esempio non plagio opere altrui anche se richiesto.

Cosa rappresenta per te e come credi sia visto dal resto del mondo il tatuaggio?

Credo che nel corso del tempo la concezione del tatuaggio da parte del pubblico sia cambiata radicalmente, all’inizio era un simbolo riconducibile al mondo grigio: ladri, mafiosi, carcerati, meretrici ed altre categorie per le quali rappresentava un marchio di appartenenza, un grado nella gerarchia. Ad oggi credo che si possano esprimere tutti i tipi di significati ed in totale libertà di forma stilistica e di contenuti. Personalmente da tatuato mi sento come un “mecenate”; ospito sulla mia pelle opere di artisti che ammiro prediligendo la loro personale libertà di espressione e una forma estetica non vincolata da particolari significati.

Parlaci del tuo presente, di come vedi il tuo futuro e più in generale di come pensi il futuro del tatuaggio.

Al momento vivo viaggiando l’Italia e l’Europa, ospite di numerosi studi di tatuaggio, non pensavo di poter realizzare questo grande sogno in un tempo così breve. Non so cosa mi riservi questo percorso… i piani per il futuro sinceramente mi mettono ansia! Mi godo ogni momento senza preoccuparmi del giorno in cui inventeranno un robot per i tatuaggi; la mia vita sarebbe finita.

Ti senti di dare un consiglio a chi vuole tentare l’ingresso in questo mondo e avvicinarsi alla professione?

sinceramente mi dispiace che molta gente si avvicini soltanto per facili guadagni a questa professione, credo al contrario che occorra una genuina motivazione interiore. L’unico consiglio che mi sento di dare ai neofiti è quello di fregarsene delle opinioni altrui, che siano colleghi o semplici spettatori e di seguire il proprio istinto. Solo perché qualcuno ti dice “la tua tecnica è sbagliata” non è detto che tu non ne stia inventando una tua personale, magari migliore!

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