
GIULIA (2 anni): “MAMMA CHE COLORE VUOI?”
IO: “VORREI IL ROSSO”.
GIULIA: “NO”.
IO: “ ALLORA IL VERDE …”.
GIULIA: “NO”.
IO: “E ALLORA VORREI IL BLU…”
GIULIA: “ NO. IL BLU E’ MIO!!!”
Questo piccolo dialogo avvenuto tra me e mia figlia qualche settimana fa mi ha fatto riflettere e sorridere allo stesso tempo.
Per Giulia tutto è suo e nessuno deve toccare i suoi giochi nonostante sia una bambina molto socievole e frequenti il nido già da qualche mese, quindi, abituata a giocare con altri coetanei.
La fase del “è mio!” è un passaggio obbligato nella maturazione cognitiva e della personalità dei nostri figli. Non è affatto egoismo ma pura espressione di una forte relazione con i propri oggetti e di un senso di “onnipotenza” in cui credono che tutto ciò che li circonda sia loro. Per i bambini tra il primo anno di vita e i tre anni è un vero e proprio sacrificio condividere i propri giochi con qualcun altro, anche se per pochi minuti. Spesso il senso di possesso è così forte che ci si trova in situazioni imbarazzanti, dove urla e pianti padroneggiano la scena.
Quali sono le armi che possediamo noi adulti per affrontare tutto ciò? La pazienza nel gestire i loro capricci e la fermezza che aiuterà il bambino a capire che non tutti gli oggetti sono i suoi.
Per fortuna il tempo è dalla nostra parte!!! Dopo i quattro anni il bambino comincia a superare questa fase e impara a condividere le proprie cose perché finalmente acquisisce la consapevolezza che oltre al “me” esiste anche “l’altro”.
Fin dai primi giorni della scuola dell’infanzia e col passare del tempo, comprenderà a pieno che il gruppo costituirà una parte fondamentale della sua esistenza e del quale non potrà più farne a meno.
Buona fortuna mamme e papà.
…E soprattutto buona fortuna a me!!!
Isabella Tenace
