
Il peperoncino piccante calabrese non è soltanto buono da un punto di vista squisitamente gastronomico, ma per molti versi è anche esteticamente bello da vedere, in virtù di quella che resta una tradizione, potremmo quasi affermare un “cult” della gastronomia regionale: la treccia di peperoncino.
Ad esser sinceri è più una motivazione di ordine pratico che ha spinto questa forma di “sperimentazione”, in particolare la necessità di trovare un modo ottimale per poter conservare a lungo nel tempo il suo gusto, la sua schiettezza..il suo sapore.
Facilmente reperibile nelle attività commerciali “in loco”, peraltro anche acquistabile on line presso siti di e.commerce di prodotti tipici calabresi, la sua “fattura” non richiede grande maestria e capacità, ma in ogni caso è sempre importante la passione vera per le buone cose artigianali.
Il periodo migliore per prepararla e decisamente metà/fine estate, visto che è proprio in questo periodo che il sole ha compiuto “a modo” il suo ozioso dovere, offrendo un prodotto maturato a puntino, caratterizzato da quel rosso deciso ed intenso che solo nel nostro meridione riesce a riscontrarsi in questa eccellenza della natura.
I peperoncini “diavolicchio” vengono manualmente infilzati dalla parte del peduncolo con un filo di medio calibro e con l’ausilio di un grosso ago, la “zaccurafa”…in dialetto, sino a crearne una sorta di collana che conta una cinquantina di frutti, dunque facilmente gestibile e/o trasportabile.
Terminata “l’opera del gusto” se ne può cogliere già “di fresco” il suo sapore, asportando i singoli peperoncini; ma nella maggior parte dei casi si preferisce lasciare “asciugare” la ghirlanda, magari in luogo fresco, asciutto ed all’ombra, finchè dopo 25/30 giorni si giunge ad averne un prodotto essiccato, da conservare poi per la bisogna dei mesi invernali. In particolare, si consiglia in tali casi, e prima di riporre il prodotto (intero o macinato che sia) in contenitori di vetro, di passarlo per qualche minuto in forno caldo sì, ma comunque spento: in questo modo verranno assorbiti eventuali residui di umidità, prevenendo l’eventuale formazione di antiestetiche e sgradevoli muffe.
Incuriosisce, vero????....al punto tale che qualcuno quasi quasi preferirebbe tenere la treccia in “cristalliera”, piuttosto che in cucina!!! Si scherza, ovviamente: mentre il sapore di questa ricercatezza calabrese non è affatto uno scherzo.
