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Scompare l’artista del popolo, o’ grande Mario Merola.
Napoli nun so' scorda il suo figlio prediletto e oggi lo omaggia come un vero re, il re della sceneggiata

Oggi i funerali del primo ( ed unico ) vero artista della Napoli genuina!

Da aiuto cuoco e scaricatore di porto, Mario fa il suo salto artistico negli anni 60 con dischi, spettacoli, matrimoni, feste private; introduce negli anni 70-80 la sua ormai celeberrima sceneggiata napoletana, trasportata poi anche a livello cinematografico attraverso storie ispirate perlopi? alla cronaca nera che lo promuoveranno a vera icona di un sentimento sentitamente meridionale.

Conosciutissimo anche all’estero, qui si impone come l’emblema dell’animo malinconico e nostalgico dei nostri compatrioti emigrati.

Di lui s’? detto e scritto di tutto e adesso che ? mancato veramente all’affetto del suo popolo se ne capisce l’importanza fisica ed anche mediatica.

Grazie a lui, ed alla sua popolarit?, ha concesso alla parte umile di Napoli di dire la sua, con forza, con parole quasi fisiche, corporee, semplici ma diritte a colpire o’ malamente ( metaforicamente il marchio di questa citt? ) di qualsiasi sua sceneggiata.

Sceneggiata che ha radici culturali profonde e forse, talvolta, sottovalutate. Radici cittadine che hanno fatto sentire i napoletani di ieri, ed anche quelli di oggi, protagonisti di storie verosimili, in cui si rispecchiavano le emozioni di una popolazione votata alla sofferenza, agli stenti, alle passioni forti.

Dicono che Gigi D’Alessio, oggi famoso ed apprezzato in tutta Italia, indistintamente dal sud al nord, sia il suo erede pi? diretto, oltre e prima ancora del figlio legittimo di Mario, Francesco Merola anche lui cantante e musicista che accompagnava il padre nelle ultime apparizioni.?
D’Alessio rappresenta forse il passo successivo, quello che Mario non ha fatto o non ha mai voluto fare.?
Staccarsi, pur se minimamente, da queste radici veraci e avvicinarsi in qualche modo ad un repertorio pi? melodicamente italiano. Mario ? rimasto il cantante di nicchia, il cantante di Napoli ed oggi Napoli non lesina i dovuti riconoscimenti al suo Re pi? amato.

I napoletani che tra domenica ( giorno della morte ) e oggi ( giorno del funerale ) non hanno rinunciato ad un saluto al loro Mario, sono quelli ( tantissimi ) che gli riconoscono la forza e la costanza di non aver mai abbandonato la propria citt?, di aver mantenuto i suoi piedi sulla terra del Vesuvio e di non aver mai preferito altro luogo che questo della sua infanzia e delle sue umili origini.

In molti in Italia riconoscono quell’innata capacit? dei napoletani a sceneggiare e romanzare ogni sentimento possibile… Che sia di gioia o di dolore, il napoletano ha la capacit? di spettacolarizzare qualsiasi emozione rendendo tutto estremamente sentito e vissuto.?
Mario ha trasportato tutto questo sul palco, a teatro, nei concerti, tra folle di persone che chiedevano di essere ascoltate con orgoglio e forza e speranza di sconfiggere ancora e sempre o’ malamente, il brutto e il cattivo di questa citt?.

Oggi la chiesa gremisce di affetti sinceri, emozioni palpabili a cui non serve ricorrere al pathos teatrale… E’ semplicemente l’istintiva liricit? tutta napoletana a versare lacrime, svenimenti, perdita di sensi.

Basta immergersi in questo mare di capuzzelle che allungano la mano sul feretro per sentire l’affetto per questo zappatore che la mamma sua ( Napoli ) non l’ha mai scordata nella buona e nella cattiva sorte.

Oggi abbiamo assistito all’ultima vera sceneggiata del lutto cittadino e da oggi questa manifestazione cos? forzata del dolore ci mancher?… Come se questo pezzo di tradizione artistica fosse morto con il suo autore pi? rappresentativo.?

Napoli ha perso il suo figlio prediletto, quello che non l’ha abbandonata, ma l’ha amata moltissimo con i suoi pregi e nonostante gli innumerevoli difetti.

Ciao Mario.

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