La casa diventa sempre più un lusso che pochi possono permettersi Per i nuovi poveri e gli immigrati vivere a Roma è diventato ancora più difficile.
Addirittura la casa è diventata un lusso che molti non si possono più permettere. Anche se credo sia un problema che riguarda tutte le grandi città. E non solo.
La situazione più grave, come si può immaginare, riguarda la periferia della capitale e dovrebbe far sorgere una domanda: i poveri, gli immigrati, coloro con uno stipendio minimo dove vanno a dormire?
La domanda sorge spontanea se si pensa che la periferia è piena di palazzi e palazzoni adibiti ad uffici ma delle case da dare alla povera gente neanche l’ombra.
Purtroppo questa società pare essere tale solo per chi ha studiato o ha un lavoro ben retribuito, per chi ha avuto la fortuna di ricevere un’eredità o per chi è stato raccomandato e da tutto quello che viene considerato una fortuna e che io direi, piuttosto, discriminazione.
La situazione è molto grave, soprattutto se si tiene in considerazione che anche nelle baraccopoli si paga un affitto, alcune comunità asiatiche convivono nello stesso appartamento dormendo ammucchiati in una stanza, gli italiani con reddito minimo vivono con sconosciuti subaffittando stanze, comunità di disperati dormono nei campi delle campagne romane. Eppure la casa non dovrebbe essere un diritto di tutti?
Calcolando l’iniqua sproporzione tra stipendi e affitti immobiliari, salta subito all’occhio l’insostenibilità del costo di questo bene primario. Per chi ha un reddito minimo (e non solo) di 800 euro al mese, trovare casa è impossibile.
Calcolando che l’affitto medio, ad esempio al Tuscolano, per una casa di tre stanze è di 1300 euro, rimane solo una possibilità: vivere in comune con almeno altri coinquilini e dividere le spese.
Da quanto detto sembra evidente che è sempre più un’impresa difficile, se non impossibile, non solo trovare casa ma anche mettere su famiglia e decidere di lasciare casa di mamma e papà.
Lina Pepe
