Pin It
12 maggio è andato in onda sul tg5 un servizio a dir poco discutibile, che dimostra come la televisione non sia più una scatola per l'intrattenimento o un servizio per le persone, ma sia un posto da occupare militarmente, per aziende e loschi personaggi .
Il servizio in questione è stato realizzato da Laura Ciarallo e Riccardo Ceccagnoli ed è dedicato all'acqua.
Non con un intento ecologista, ovviamente.
La premessa del servizio è che l'Italia è uno dei paesi con la maggior disponibilità di acqua potabile di tutto il mondo, anche se con la maggior dispersione, bla bla bla.

Subito la prima domanda un po' allarmante: "cosa esce dai nostri rubinetti?".
La risposta: "non tutto quello che esce dai nostri rubinetti esce puro.
Almeno da un rubinetto su quattro esce acqua contaminata".

Ora, dire che l'acqua è contaminata evoca immediatamente nella testa degli ascoltatori scenari apocalittici di guerra batteriologica, di era post-atomica, scenari catastrofici sul limitare della fine del mondo.
Perché usare un vocabolo così forte, pieno di rapporti associativi (Saussure) pesanti e che arrivano immediatamente alle nostre paure? I motivi possono essere essenzialmente due: o gliautori televisivi in questione hanno una proprietà di linguaggio assai limitata, oppure hanno uno scopo secondario nel servizio che ci stanno proponendo.
Entrambe possono essere vere.

Tralasciando la loro scarsa proprietà di linguaggio, ma anche scarsa proprietà di dizionari dove avrebbero potuto certamente trovare un sinonimo, concentriamoci sulla parte finale del servizio, che ci svela l'arcano di tutta la faccenda.
Le cause di questa acqua imbevibile che uscirebbe dai nostri rubinetti sarebbero: la scarsa manutenzione alle tubature (non si capisce poi da parte di chi) e la filiera troppo lunga: pensate, l'acqua prima di giungere a destinazione percorrerebbe decine di chilometri!
Una distanza impensabile!

E siamo pronti per il gran finale. Un finale che non c'entra un un bel niente.
Sarebbe come se, in un libro horror, nel quale ci sono stati mostri e uccisioni, combattimenti e colpi di scena, alla fine arrivasse un'astronave a portare tutti quanti via o a distruggere la Terra.
Non è un'esagerazione.
Il finale del servizio è dedicato all'acqua imbottigliata, unico e vero scopo di tutto il teatrino messo in piedi dai due autori.
Secondo quanto viene detto, l'acqua imbottigliata "segue un percorso completamente diverso sia all'origine, sia nella filiera". La maggior qualità dell'acqua in bottiglia è che viene imbottigliata vicino alla sorgente, secondo il servizio.

Già, dico io, ma dove viene bevuta questa cavolo di acqua?
Si guardano bene dal dircelo, come si guardano bene dal dirci quanto possano inquinare miliardi di bottiglie di plastica, quanto possano inquinare i camion che le trasportano, le industrie che assemblano il tutto e che scaricano su di noi le loro scorie.
Si guardano bene dal dirci il contenuto di sodio di quest'acqua, si guardano bene dal dirci che l'acqua rimane in bottiglia a volte per molti anni, e soprattutto si guardano bene dal dirci la storia dell'intervistato finale del servizio, un certo Ettore Fortuna, con ogni probabilità commissionario della ricerca all'università di Napoli all'origine di questo servizio a dir poco discutibile.

Ettore Fortuna è il presidente di Mineracqua, l'organizzazione imprenditoriale facente capo alla Confindustria, che ha come missione la tutela del settore, ed in particolare Mineracqua "tutela le imprese associate sul piano giuridico, economico e sindacale, e collabora allo studio ed alla preparazione di leggi, regolamenti ed ogni altra disposizione che possa interessare o influenzare l'economia del settore".

Insomma, un'organizzazione ambiziosa che, sostituendosi al Parlamento, predispone leggi e regolamenti in ambiente di monopolio.

L'acqua è senza dubbio un bene prezioso!
Pin It

Potrebbero interessarti