Ma è davvero così? A giudicare dal pessimo servizio andato in onda al Tg5 del 14 aprile si direbbe di no. La tesi principale del nuovo filone di indagini è tutta volta alla scoperta dei mandanti occulti dei duplici omicidi che hanno insanguinato le campagne fiorentine per poco più di un decennio.
Il servizio di Donata Scalfari, con poche, mirate parole, non ha fatto altro che ridicolizzare questo impianto logico e investigativo. Ma andiamo in ordine, seguendo il minuto e trentadue secondi del servizio della giornalista figlia di papà.
Le inesattezze iniziano quando la giornalista dice che secondo la sentenza del 1998 i compagni di merende erano "una banda sgangherata di semianalfabeti, furbi, spietati e feroci". I
l servizio omette di precisare che un mese prima della sentenza di primo grado, Pietro Pacciani viene trovato morto nella sua abitazione in circostanze alquanto strane.
La giornalista inoltre, mascherando i compagni di merende come dei rozzi e analfabeti individui, li separa dalla considerazione romantica che ha lei del serial killer, quando dice che prima del processo del 1998 "si pensava che ci fosse un imprendibile, lucido, geniale serial killer".
Secondo lei, quindi, Pacciani e Vanni non erano né intelligenti né geniali, come dovrebbe essere invece un serial killer. Ma qual è la caratteristica principale di un serial killer? Quella di essere una sorta di dandy serio cattivo o quella di uccidere persone in serie con le stesse modalità?
Due inesattezze non organiche con il nostro discorso, ma importanti nel servizio della "giornalista" sono le seguenti: - parlando delle dichiarazioni di Michele Giuttari, vengono fatte vedere immagini di un'altra persona; - nel conto degli omicidi e delle vittime viene messo anche il duplice omicidio del 1968 che, per chi ha letto e si è interessato anche un solo 5 per cento alla totalità della faccenda, è un'inesattezza macroscopica.
Il meglio del servizio è dato però da questa frase: "Fu proprio Vanni dal carcere a fornire le sconclusionate dichiarazioni all'origine della terza inchiesta, che ipotizza dietro ai delitti l'esistenza di una setta satanica".
Sconclusionata origine, sconclusionata indagine, sconclusionate conclusioni: per chi ha un minimo di nozioni di matematica, ma anche di filosofia del linguaggio, questi rapporti di tipo associativo sono immediati e lampanti.
E che l'intento del servizio fosse quello di far calare il sipario su questa faccenda è chiaro dalla conclusione: "Con la sua morte si mette la parola fine ad una delle storie criminali più feroci del nostro paese".
E i mandanti esoterici, non satanici, e occulti? Una cosa sconclusionata.
Come dice lei stessa, "la realtà era un'altra".
