Per il WWF è la mancata manutenzione del territorio il motivo principale a cui risalire per comprendere la virulenza degli incendi che stanno divorando il nostro territorio e quello di Francia, Corsica, Spagna, Grecia, dove la Sardegna ha vissuto persino drammi umani. In Sardegna, in particolare, le piogge insolitamente intense di questa primavera hanno rinvigorito la vegetazione del sottobosco e dei campi, un’enorme massa vegetale improvvisamente disseccata da un rovente periodo pre-estivo. Questo duplice fenomeno climatico estremo ha prodotto una ‘miccia’ vegetale micidiale anche per il più piccolo focolaio di incendio, un rapporto causa-effetto non debitamente considerato.
“Quello degli incendi non è un appuntamento che ci deve ‘sorprendere’: è importate arrivare preparati, come d’inverno ci prepariamo ad un’influenza. Ed il rimedio migliore sta proprio nella manutenzione del territorio, un’opera da svolgere durante tutto l’anno soprattutto viste le condizioni climatiche estreme che il Mediterraneo dovrà affrontare sempre più nei prossimi anni – ha dichiarato Stefano Leoni, Presidente del WWF Italia – Basterebbe, ad esempio, rimuovere nel periodo pre-estivo le sterpaglie cresciute durante la primavera per attutire l’effetto ‘innesco’ che queste producono. Ed è proprio per la manutenzione del territorio che il WWF rivolge l’appello a tutti proprietari di terreni e alle varie autorità competenti, soprattutto in prossimità di aree boschive. Con semplici interventi di cura e attenzione in periodo pre-estivo si potrebbero ridurre notevolmente quegli inneschi incendiari dolosi da sempre legati a contese tra allevatori o a episodi di teppismo”.
Fondamentale per il WWF è poi l’opera dei Comuni chiamati a prevenire le speculazioni sui terreni ormai ‘svalutati’ dal passaggio del fuoco attraverso l’aggiornamento del Catasto incendi: in Sardegna sono soprattutto i comuni costieri ad essere in ritardo rispetto a quest’obbligo, un fenomeno che espone queste aree a future mire edilizie e deturpanti.
UN FUOCO CHE PAGHIAMO CARO
Oltre alle vittime umane, spesso coinvolte negli episodi incendiari più gravi, il ‘bene’ natura’ è quello più colpito. Secondo uno studio del WWF condotto in Spagna, il danno economico causato dagli incendi forestali corrisponde a 5.500 euro per ettaro di bosco incendiato, senza considerare i danni permanenti e il valore delle specie animali e vegetali distrutte. Le foreste offrono infatti servizi naturali importantissimi per la vita dell’uomo e dell’ambiente: consentono la regolazione dell’atmosfera, del clima, la protezione da inondazioni, siccità, frane, dissesto idrogeologico, la regolazione del ciclo dell’acqua, l’approvvigionamento idrico, la ricarica delle falde e la variabilità biologica oltre ai benefici che derivano dal valore estetico, ricreativo e turistico.
Le aree percorse dal fuoco hanno tempi di recupero molto lenti, in relazione alla frequenza, all’estensione e alla complessità dell’ecosistema colpito. Occorrono circa 100 anni a un bosco di latifoglie, come le faggete e quercete, per recuperare, la macchia mediterranea alcune decine.
In Italia dalla metà degli anni ottanta ai primi anni del 2000 gli incendi boschivi hanno distrutto circa 1.100.000 ettari di superficie boscata, pari ad una regione più grande dell’Abruzzo.
E’ stato calcolato che un incendio distruttivo di un ettaro di pineta può causare la morte di 300 uccelli, 400 piccoli mammiferi e 5 milioni di insetti: un danno diretto e immediato per la fauna al quale si aggiunge anche la frammentazione degli habitat che inficerà il successo riproduttivo delle stagioni successive.
17 HOT SPOTS IN ITALIA: AREE RICCHE E VULNERABILI
Il nostro paese custodisce aree preziose dal punto di vista della biodiversità che hanno bisogno di un’attenzione particolare: incrociando i dati sul valore ambientale e il rischio incendi il WWF ha stilato la Mappa degli HOT SPOTS, 17 aree più vulnerabili agli incendi estivi e di maggiore pregio naturalistico, tra cui spiccano proprio le regioni più colpite in questi giorni: Sardegna (Sulcis-Iglesiente, Sarrabus-Gerrei, Gennargentu-Supramonte-Orosei, Monte Limbara, Costa da S.Teodoro a Portobello di Gallura-Bocche di Bonifacio), Toscana (Alpi Apuane-Garfagnana e Maremma Tosco-laziale), e Puglia.
In queste 17 aree segnalate dal WWF vivono specie preziose particolarmente vulnerabili agli incendi estivi, perché spesso coincidono col loro periodo riproduttivo: ci sono anfibi come la Rana di Lataste, la Salamandra pezzata appenninica, il Discoglosso sardo; rettili tra cui la Lucertola delle Eolie, la Testuggine di Hermann, il Cervone, la Lucertola ocellata, ecc. Gli uccelli più colpiti sono la Colombella, il Nibbio reale, il Biancone, la Beccaccia, il Falco pecchiaiolo, l’Albanella minore, l’Astore, il Gufo reale, molte specie di picchi, il Frosone; tra i mammiferi il Quercino sardo, il Cervo sardo, il Capriolo italiano, il Gatto selvatico, la Martora e almeno 5 specie di pipistrelli legati agli ecosistemi forestali. Altre specie, con minore grado di rischio di estinzione come Istrice e Lepre, sono comunque colpite dagli incendi perché incapaci di allontanarsi rapidamente dal fuoco.
Nel suo Dossier Incendiometro il WWF ha anche stilato un DECALOGO di azioni per la prevenzione e lotta agli incendi boschivi, tra cui la mappatura delle aree più a rischio, il coordinamento degli enti territoriali per sorveglianza e avvistamento intervento, punti di avvistamento permanenti, pattuglie mobili di pronto intervento, collegamento radio con frequenze uniche per i soggetti coinvolti, flotta aerea pronta all’uso, opere di prevenzione (bacini viali parafuoco, sentieristica, manutenzione territorio), divieto di accesso di mezzi privati nelle zone forestali più vulnerabili, campagne di sensibilizzazione permanenti, censimento e mappa dei comuni colpiti.
