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Quando si profila all’orizzonte una certa abbondanza di frutta, grande è lo sforzo di autocontrollo, atto ad impedirmi di imbarcarmi nella grande avventura di confetture et simili, per la difficoltà di dover consumare poi i graziosi vasetti rilucenti di composti zuccherini e fruttati, perfettamente allineati in dispensa, da bravi soldatini.
Questa volta però non ho resistito e forte è stato il richiamo di preparare la confettura di fichi (ho usato i fioroni verdi e neri, meno dolci dei fichi veri) all’anice stellato, per replicare quella che mi è stata regalata tempo fa e con l’occasione ho sperimentato il metodo C. Ferber (con una leggera modifica alla dose di zucchero, anche se non si dovrebbe ....).

Nota: probabilmente perché si tratta di fioroni (con un consistenza alquanto “acquosa”), la confettura è risultata un po’ liquida (forse perché ho ridotto la quantità di zucchero!), ma per chi la preferisce più soda, consiglio ulteriori 15’ di cottura.


Confettura di fichi fioroni all’anice stellato

Ingredienti

1 kg fichi fioroni
500 kg zucchero (ric. orig. 800 g)
1 limone
2 anici stellati

Preparazione.
Privare i fichi fioroni della pelle, tagliarli in due parti, aggiungere il succo di un limone e portare il tutto ad ebollizione. Spegnere e lasciare riposare per una notte.
Il giorno seguente aggiungere i semi di anice stellato pestati e far bollire di nuovo per un’ora, fino a quando non si addenserà. Frullare meno di 1/3 del composto e verificare se è pronta con la prova piattino (prelevare dal freezer un piattino e su questo farvi cadere alcune gocce: se si presentano gelatinose, la confettura è pronta).
Invasare ancora calda nei vasetti sterilizzati (posti a freddo in una pentola capace piena d’acqua e portati ad ebollizione), chiudendo con la relativa capsula ed infine capovolgerli per formare il sottovuoto. (L’operazione di capovolgere i vasetti, dopo averli riempiti e chiusi ermeticamente, permette l’eliminazione dell’ossigeno che a contatto con l’alimento ne accelererebbe, attraverso l’ossidazione, il processo di degradazione).


Ne ho testato subito la resa con delle tartelette (nello stampo da crostatine) di pâte sucrèe, farcite con la confettura, ricoperte con mandorle a lamelle e infornate, sfuggite, ahimè, all’obiettivo: in rappresentanza, la stessa preparazione in formato crostatine con la classica griglia!
marmellata_di_fichi


Milena Stasi
http://unafinestradifronte.blogspot.com/


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