La vitae è un sogno o i sogni aiutano a vivere? Chissà quante volte abbiamo tentato di dare una risposta a quest'amletica domanda.

Beh, Ben Stiller nel suo ultimo film I sogni segreti di Walter Mitty, pare aver finalmente trovato una soluzione, a metà tra il fantasioso e il romantico, a questo interrogativo.
Walter Mitty è il classico uomo della porta accanto che da 16 anni lavora nell'importante rivista Life come responsabile nell'archivio negativi. Da adolescente, la sua vita era piena di aspettative, a diciassette anni era anche pronto a partire per un viaggio in Europa, ma la morte del padre interrompe quei sogni che nella pratica restano sepolti in un cassetto ma che prendono vita in vagheggi ad occhi aperti da cui il protagonista è spesso colto, in qualsiasi momento della giornata, qualunque cosa lui stia facendo. Sono il suo rifugio da una vita priva di coraggio e sempre uguale. Un giorno, senza alcun preavviso, l'azienda viene acquisita da dirigenti che trasformeranno il Life Magazine in Life Online e per questo bisogna scegliere la fotografia che rappresenterà l'ultima copertina cartacea della sua storia. Il più grande fotografo al mondo Sean O'Connel (interpretato in un prezioso cameo da Sean Penn) ha inviato al giornale lo scatto che immortala la cosiddetta "quinta essenza della fotografia" e la regala proprio a Walter Mitty che lui considera la sua anima gemella, perché è riuscito sempre a dare alle sue fotografie l'anima che lui voleva. Ma la foto del negativo numero 25 non si trova così, Walter, incoraggiato anche dall'amore (in un primo momento platonico)per Cheryl Melhoff (Kristen Wiig) s'imbarca in un'avventura senza precedenti alla ricerca di Sean e del negativo mancante.
Ben Stiller, che dirige se stesso in un film poetico, meraviglioso di un romanticismo per nulla mieloso ma che strappa quella lacrimuccia, soprattutto sul finale che può sembrare anche scontato ma che è il perfetto coronamento di una pellicola che rappresenta i grandi sforzi di un uomo che finalmente riesce a liberarsi dalle catene della quotidianità. Questo film è, dunque, un viaggio omerico, per (ri) trovare se stessi.
I Sogni Segreti di Walter Mitty era in cantiere già dal 1994, ma ha visto la luce solo vent'anni più tardi, grazie alla produzione di Samuel Goldwyn Jr, figlio del produttore della prima versione della pellicola (Sogni Proibiti del 1947). Come si può intuire, non dobbiamo aspettarci il solito Ben Stiller, quello di DodgeBall o Zoolander per intenderci, anche se, ogni tanto, quella comicità si affaccia, ma resta marginale, anche perché avrebbe sicuramente tolto qualcosa al protagonista.
A completare il tutto, un'eccezionale fotografia e una colonna sonora che gli calza a pennello che contribuiscono a divertire, emozionare e commuovere e a dimostrare che gli americani possono costruire un bel film anche senza blockbuster e supereroi.

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