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Una recente sentenza di Tribunale ha applicato il principio che se una moglie rifiuta reiteratamente ed ingiustificatamente di avere rapporti sessuali con il proprio legittimo coniuge, è a lei che si deve addebitare la separazione con relative conseguenze economiche, mentre è giustificabile ( e non punibile con l’addebito della separazione) l’eventuale tradimento, rimasto confinato nel “virtuale”, da parte del marito, che abbia frequentato chat di incontri esclusivamente sul web.

Per il Tribunale di Foggia , è sempre necessario, pertanto, verificare se sia stato effettivamente il tradimento virtuale ad aver determinato il fallimento del matrimonio
Difatti, non sempre avere degli amanti virtuali fa scattare l'addebito della separazione: se la crisi coniugale era già in atto, in definitiva , gli eventuali “flirt” solo sul web non possono essere posti alla base del fallimento del matrimonio.

Così la sezione civile del Tribunale dauno, richiamando un principio giurisprudenziale , già espresso dalla Suprema Corte di Cassazione ,con la sentenza numero 14414/2016, ha ribadito l’orientamento, anche dottrinale, ormai consolidato, in forza del quale la pronuncia di addebito non può essere fondata esclusivamente sulla violazione dei doveri che l'articolo 143 del codice civile pone a carico dei coniugi, tra i quali quello di fedeltà.

A tal fine è infatti necessario compiere un'ulteriore indagine e verificare se sia stata tale violazione ad aver assunto efficacia causale nella determinazione della crisi coniugale oppure se la convivenza era già in precedenza divenuta insopportabile.

Ed , infatti, nel caso sottoposto al vaglio dei magistrati pugliesi, era stato accertato che la moglie, già da tempo aveva allontanato fisicamente il marito, evitando ogni forma di contatto e di rapporto sessuale con il medesimo, e trasferendosi a dormire addirittura in un'altra stanza dell’appartamento matrimoniale di residenza.

Ed il Tribunale di Foggia ha confermato che in simili situazioni di «sedatio concupiscentiae», non può che scattare la separazione con addebito sulle spalle di chi attua la strategia della «repulsione». Pertanto, quando il coniuge non ricambia le profferte del partner, il menage matrimoniale non si conclude `con un nulla di fatto ´ con una pronuncia di separazione senza determinazione delle colpe, ma - afferma il Tribunale - ci sono tutti gli elementi di accusa per acclarare la specifica responsabilità individuale nel fallimento della coppia!

Nell’affermare la esclusiva responsabilità dell’implosione del menage matrimoniale della moglie , ingiustificatamente “freddina” con il marito, il Tribunale dauno ha affermato che «Il persistente rifiuto di intrattenere rapporti affettivi e sessuali con il coniuge, poichè, provocando frustrazione e disagio e, non di rado, irreversibili danni sul piano dell’equilibrio psicofisico, costituisce gravissima offesa alla dignità e alla personalità del partner, configura e integra violazione dell’inderogabile dovere di assistenza morale che ricomprende tutti gli aspetti di sostegno nei quali si estrinseca la comunione coniugale». « Un comportamento del genere non può in alcun modo essere giustificato e legittima pienamente l’addebitamento della separazione, in quanto rende impossibile al coniuge il soddisfacimento delle proprie esigenze affettive e sessuali e impedisce l’esplicarsi della comunione di vita nel suo profondo significato».

La recente sentenza in commento – afferma il noto legale foggiano avv. Eugenio Gargiulo- conferma il prevalente indirizzo giurisprudenziale, per il quale il dovere di ciascun coniuge di intrattenere una normale attività sessuale con l’altro è espressione dell’obbligo di assistenza morale di cui all’art. 143 c.c., oltre che naturalmente conseguenza della coabitazione, ed è solo una sfaccettatura del dovere vicendevole di far fronte ai bisogni dell’altro, inclusi quelli di natura sessuale!

Foggia, 21 marzo 2017

avv. Eugenio Gargiulo

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