Beppe Grillo annunciava la morte dei partiti politici, biasimava il Presidente della Repubblica.
Voglio aggiungere una piccola osservazione, uscendo dal tema: il termine attaccare, usato dai giornali è impreciso, incomprensibile.
Se Beppe Grillo ha vilipeso Il Presidente Napolitano dovrebbe essere denunciato, ma se ha espresso una critica, questa resta nei suoi diritti costituzionali: si contesta il papa, questo e quel capo di Stato e lo si fa in tutto il mondo democratico.
Pure il nostro Presidente della Repubblica può essere criticato, non insultato: l'attacco, nella lingua italiana ha un altro significato.
Può essere un'azione militare, un'aggressione fisica o psicologica: non credo che Grillo abbia fatto questo.
Ha semplicemente detto una sciocchezza: il Presidente della Repubblica non si può rifiutare di firmare un emendamento, se non per motivi particolari, legati alla costituzionalità della legge in questione.
Era sufficiente rispondere così a Grillo, per quanto riguarda il lodo Alfano e le sue implicazioni con il Capo dello Stato.
E' possibile comunque e bisogna dirlo che Grillo ancora una volta interpretasse il sentimento comune degli italiani che vedono il lodo Alfano come una legge ad hoc (ancora una volta) per evitare guai giudiziari al Presidente del Consiglio.
E tanto è dimostrato dall'affannarsi di tutti i vari portavoce ( registratori/riproduttori ) del pensiero e dei desideri di Berlusconi che utilizzano qualsiasi mezzo di comunicazione per tentare di sviare i cittadini da questi cattivi pensieri.
Basta con termini da guerra fredda.
Nelle mie valli si dice: "Esci dalla buca che la guerra è finita."
