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L’ ISIS è diventato ormai un vero e proprio esercito avendo a disposizione più di 80mila miliziani, una grossa quantità di armi e denaro ricavato dai saccheggi a banche ed abitazioni. La crescita di questo gruppo terroristico è dovuta, oltre all’adesione costante di musulmani integralisti (o radicali), anche dal contributo che deriva da “simpatizzanti occidentali” (detti foreign fighters) che spesso li porta a convertirsi all’Islam e a condividere la stessa causa prendendo parte alla Jihad.

isis impero del terrore
Vignetta di Giuseppe Del Sordo

Oltre a questi, un contributo importante viene dato dall’adesione di palestinesi che hanno perso la fiducia verso organizzazioni (es. Hamas, ‘Movimento Islamico di Resistenza’) che dovrebbero proteggerli dall’invasione israeliana. Proprio Hamas è passata dall’essere “il più fedele nemico di Israele in un qualcosa che sembra voler prevenire una possibile Jihad contro Israele” (sarà forse il risultato della politica globale?), e in un clima del genere qualsiasi palestinese che vuole liberare il “suo” territorio dall’invasore israeliano, allearsi allo Stato Islamico rappresenta l’unica soluzione.

Ma come è nato l’ISIS? Quali sono le sue origini? Chi sono le menti che lo hanno creato?

Da un’intervista ad un ex miliziano (http://www.theguardian.com/world/2014/dec/11/-sp-isis-the-inside-story), divenuto poi un ufficiale dello Stato Islamico (Abu Ahmed, suo nome di battaglia), emerge che l’ISIS “muove i primi passi” nella prigione militare di Camp Bucca, in Iraq, dove l’esercito statunitense deteneva coloro che erano ritenuti i terroristi più pericolosi tra cui ex appartenenti all’esercito di Saddam e miliziani di Al-Qaeda. Ma come?! Come è possibile che in una prigione costruita proprio per tenerli sott’occhio, questi riescano ad organizzarsi per creare un nuovo gruppo terroristico?

Ebbene sì. Sotto gli occhi dei militari statunitensi (ignari?) essi godevano di alcuni vantaggi che altrove non sarebbero stati possibili: essere tutti insieme nella stessa prigione ed a qualche centinaia di metri dalla base di Al-Qaeda. Quale migliore occasione per dar vita ad un processo di radicalizzazione ed ideazione di nuove operazioni terroristiche?

A Camp Bucca fu “imprigionato” anche l’attuale leader dello Stato Islamico Abu Bakr Al-Baghdadi, nel 2004, anno in cui i sunniti intensificarono la rivolta avviata qualche anno prima contro gli sciiti (propagandata come guerra agli USA) e dalla quale nacquero vari gruppi sunniti tra i quali anche l’ISIS, che all’epoca contava qualche centinaio di miliziani e che “si accontentava” di qualche attentato a moschee sciite. A capo dell’organizzazione c’era Abu Musab al-Zarqawi, che era considerato uno dei peggiori nemici dell’Occidente.

Chi è Abu Bakr Al-Baghdadi

L’attuale leader dello Stato Islamico cominciò sin dal periodo della sua prigionia ad attirare su di sé la fiducia e la ‘simpatia’ degli altri detenuti e dei militari statunitensi, tanto da meritarsi il rilascio nel 2005. La sua ascesa al potere gli fu possibile grazie al Dottorato in Studi Islamici e ad una presunta discendenza da Maometto ma soprattutto grazie alla sua ferocia nel punire gli “infedeli”, caratteristica che gli permise di “scavalcare” personaggi più importanti ed influenti di lui per lo Stato Islamico. La sua leadership si consolidò ulteriormente nel 2009, anno in cui furono rilasciati i compagni di Camp Bucca (che ovviamente si unirono alla Jihad dell’ISIS) e successivamente quando nel 2013 organizzò un assalto alla prigione di Abu Ghraib liberando circa 500 jihadisti poi accolti tra i miliziani ISIS.al baghdadi isis

Le azioni successive furono: la conquista (sanguinosa) di intere città irachene governate da sciiti, ormai reputati “alleati degli Stati Uniti e sostenitori della loro politica globale” (oltre che antagonisti religiosi) e l’alleanza con i baathisti, per la legge del “il nemico del mio nemico è mio amico”, per sconfiggere gli Stati Uniti con attacchi nella città di Baghdad ed altre città irachene.

Il resto è storia recente. Il lungo cammino, le grandi conquiste e le migliaia di uccisioni, fino al presunto ferimento (o uccisione) del suddetto leader iracheno, che ha sicuramente un valido successore già pronto.

Quanto ha influito l’istituzione di prigioni statunitensi in territorio iracheno per dar vita ad una ideologia così distorta e violenta? Quanto hanno inciso le violenze documentate inflitte dai militari americani ai prigionieri mediorientali (e magari a qualche innocente)?

Si stima che tra il 2004 ed il 2011 sono stati detenuti 17 tra i 25 jihadisti leader del movimento nelle prigioni americane in Iraq (Camp Bucca, Camp Cropper e Abu Ghraib), poi trasferiti in carceri irachene ed evasi in seguito a sommosse dello Stato Islamico. Probabilmente qualche alto ufficiale americano non capì a fondo chi aveva fra le mani.

Quanto alle violenze inflitte ai detenuti da parte dei militari, esse furono certamente un motivo scatenante la sete di vendetta dei miliziani e l’enorme adesione al “movimento sunnita” da parte di musulmani ‘non-estremisti’ decisi a rivendicare le violenze subite dai loro fratelli, come nel caso dei due attentatori alla redazione giornalistica francese Charlie Hebdo.

A volte gli attacchi terroristici non vengono rivendicati da nessun gruppo di miliziani e spesso si tratta di “estremisti occidentali”, ovvero musulmani nati e vissuti in Occidente, o “maniaci imitatori” che non lo fanno né per la religione né per la guerra santa ma solo per una “moda estrema”.

A questo punto non ci resta quindi che ringraziare gli USA..?

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